La facciata della chiesa della Santissima Annunziata

 

 

Insieme a quella di San Giovanni Battista, la parrocchia dell'Annunziata è la più antica costituita ad Angri. Fra le sue dipendenze vi è la chiesa di San Benedetto, le cui prime notizie risalgono intorno all’anno 850 e l’erezione a parrocchia al 1401 con il primo rettore don Benedetto De Filippo, la cui famiglia ebbe per molti anni il diritto di patronato sul tempio e il privilegio di presentare all’Ordinario Diocesano di Nocera il nome del Rettore.

La chiesa dell’Annunziata sorse su una preesistente cappella nel XV secolo in virtù di un rogito, datato 26 luglio 1438, con cui il feudatario di Angri Giovanni Zurlo ne dispose le costruzione; al tempio fu annesso un convento assegnato ai Padri Domenicani, che lo detennero fino alla soppressione, avvenuta il 7 agosto 1809 ad opera di Gioacchino Murat.

Dalla fondazione alla soppressione molti furono i beni e le rendite della chiesa, come appare sia dalla dettagliata relazione redatta dal priore frà Diodato da Napoli nel 1750 sia dalle note del 1754 del Catasto Onciario di Angri, che riporta proprietà fondiarie per ben 168 moggia oltre ad altri censi. Ma è proprio nella seconda metà del Settecento che la chiesa assume l’attuale configurazione e si arricchisce di preziose opere d’arte, come i due dipinti di Jacopo Cestaro (L’Annunciazione e la Madonna del Rosario), commissionati all’artista per un importo di 300 Ducati.

A seguito del citato decreto napoleonico di soppressione fu chiusa al culto, venne incamerata dal demanio, per un periodo di tempo fu addirittura adibita a stalla per i cavalli di un reparto militare e infine venduta. I suoi beni (suppellettili varie, dipinti, arredi sacri, ecc.), furono requisiti dall'Autorità regia e assegnati al Liceo Tasso di Salerno, dove le sette carrette che li trasportavano, secondo alcune cronache dell’epoca, non vi giunsero mai.

In quella congiuntura vennero smantellati l’altare maggiore e le acquasantiere, vendute nel 1812 ai RR. Preti Semplici Stabiesi per 300 Ducati, e ricollocati nella chiesa del Gesù di Castellammare di Stabia, dove oggi ancora si trovano.

Nel 1838 don Scipione Mauri ottenne dalla Curia di Nocera il consenso di realizzare una propria cappella funeraria. Nell’ambiente interrato, in cui sono presenti ancora i poveri resti di alcuni familiari del Mauri, si accede da una botola presente al centro della navata.

Sempre nel 1838 il Re di Napoli Ferdinando II emanò un rescritto per la restituzione del tempio al vescovo di Nocera Mons. Agnello D’Auria, in quel momento di proprietà del marchese di Gioia Francesco Sessa. Lo stesso prelato, cinque anni più tardi, acquistò per 30 Ducati dalla famiglia Perris, nel frattempo divenuta proprietaria dell’ex convento, alcuni locali per adibirli a casa canonica e finalmente, in forza di un nuovo regio decreto e dell’assenso dei compatroni di San Benedetto, nel 1847 vienne costituita la parrocchia di San Benedetto e della Santissima Annunziata, designando don Giuseppe Letterese quale primo Parroco. Assumerà l’attuale denominazione di Parrocchia della Santissima Annunziata l’11 ottobre 1986 con un decreto dell’allora Ministro dell’Interno Oscar Luigi Scalfaro.

Per avere un'idea della grandezza e dell’importanza di questa parrocchia basti pensare che alla fine dell’Ottocento contava una popolazione dipendente di 10 sacerdoti e circa 3.000 anime.

La chiesa è stata seriamente danneggiata dal sisma del 1980 al punto che, oltre ad altri interventi, è stato necessario smantellare e ricostruire completamente la cupola

 

RECENSIONI

Da ANGRI80 di febbraio 2018

 

 

 

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